Le Parole Ostili in campagna elettorale e la Torre di Babele

Le Parole Ostili in campagna elettorale e la Torre di Babele
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Parole Ostili ha commissionato a Ipsos un’indagine demoscopica per misurare l’aggressività -e la falsità- percepita dai cittadini nella comunicazione durante la campagna elettorale. Al 15 febbraio, la quota di aggressività percepita toccava i 74 punti su 100, la falsità i 76 su 100, per un indice di ostilità percepita di 75 su 100.

“Le tue parole fanno male”, cantava Cremonini. Una lezione in musica che possiamo applicare alla comunicazione social, a maggior ragione in campagna elettorale

Che la strada dell’aggressività sia praticata da portavoce politici (considerazione personale: aspiranti portavoce delle istituzioni) rende l’idea di come la tendenza sia diffusa e di come sia quasi tacitamente accettata. Riteniamo normali i toni accesi tra due contendenti politici di qualsiasi livello, tra due avversari, tra rappresentanti di fazioni diverse. Come riteniamo normale che i gruppi di ultras di due squadre rivali se le diano di santa ragione. La soluzione non può essere non andare allo stadio o non partecipare alla discussione politica: comunicare è un diritto, ed è una responsabilità.

Chi fa comunicazione come professione, non può non tenere conto che esistono altre strade per far sentire la propria voce: la gentilezza, l’ironia piacevole e perché no, quando ci vuole, anche l’autoironia. Forse meno rumorose dei roboanti maiuscoloni da MASSIMA KONDIVISIONE!!1!, queste strade danno soddisfazioni più grandi.

Dall’altro lato, per fortuna, ci sono esempi virtuosi come quello di Parole Ostili, un “progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole”, con applicazioni concrete anche nell’educazione scolastica grazie alle cento schede ministeriali scaricabili sul sito web.

In occasione delle elezioni ha commissionato a Ipsos una ricerca molto particolare: misurare quanta aggressività viene percepita nella comunicazione in campagna elettorale. I risultati vengono mostrati di settimana in settimana, con grafici che definire chiari è decisamente troppo poco.

Il campione intervistato è chiamato a rispondere ad alcune domande volte ad appurare quanta aggressività e quanta falsità si percepiscano nei discorsi pre-elettorali, per poi calcolare un indice di ostilità. Numeri alti: al 15 febbraio, la quota di aggressività percepita toccava i 74 punti su 100, la falsità i 76 su 100, per un indice di ostilità percepita di 75 su 100.

Come combattere l’ostilità nella comunicazione?

Al centro del progetto di Parole Ostili c’è Manifesto della Comunicazione non Ostile  che può essere preso in prestito come un vero e proprio vademecum per chi comunica sul web. E devo dirlo: anche per chi lo fa di professione, che talvolta rischia di scivoloni.

Da quando l’ho letto la prima volta, ho amato il  Manifesto. Oggi, benché non sia fresco di stampa, mi fa piacere condividerlo con chi non ha ancora avuto il piacere di imbattervisi, partecipando un po’ anch’io alla sua diffusione in un periodo caldo, come detto, per l’ostilità comunicativa.

Ecco i 10 punti del Manifesto della Comunicazione non Ostile, scaricabile in più versioni. Trovo che diano vita a una buona ricetta per una buona comunicazione, per professionisti e non.

La torre di Babele

Mi permetto una riflessione personale, al di là del Manifesto.

Le relazioni umane si basano sul linguaggio. La comunicazione ci permette di costruire legami, capire, avvicinarci agli altri. Sulle parole si regge la società. Di parole sono fatte le leggi, i libri che studiano i medici, il lavoro degli insegnanti. Dovremmo riconoscere alla parola un certo diritto di sacralità, che oggi le è negata.

Eppure una comunicazione non ostile sarebbe un bel modo per guardare al futuro con la speranza di sapere ancora come mettersi insieme per costruire qualcosa di grande, che tocchi il cielo, come la Torre di Babele. Possiamo leggere così il mito, da un punto di vista comunicativo: ci racconta quali grandi cose possa fare una società i cui membri sanno comprendersi reciprocamente. Ma poi, quando in quella grande capacità di comunicare (= mettere in comune conoscenze, idee, abilità) si è fatta strada la superbia ostile, che ancora accompagna i linguaggi aggressivi e denigratori, eccolo, in scena, il fallimento della comunicazione! E giù la torre, in una miriade di frammenti di lingue, parole e incomprensioni sempre crescenti.

Ammetto di non aver verificato la fonte, ma mi piace concludere con questa bella citazione che la rete attribuisce a Blaise Pascal:

“Le parole gentili non costano nulla. Non irritano mai la lingua o le labbra. Rendono le altre persone di buon umore. Proiettano la loro stessa immagine sulle anime delle persone, ed è una bella immagine”.

 



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