Parole e fumogeni

Parole e fumogeni
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Le parole sono uno strumento potente, che va utilizzato con responsabilità. Le parole possono fare chiarezza, o possono creare confusione, odio, violenza. Se scrivo questo articolo, è perché registro una discreta violenza nel linguaggio verbale soprattutto on-line e vorrei fare la mia piccola parte per arginarla.

Vi prego di continuare a leggere queste tre brevi storie, per

ripensare la forza del linguaggio ed usarlo per il meglio.

Eva e il serpente

Le parole possono distruggere le relazioni. Il linguaggio, usato male, può essere ambiguo, e creare confusione al punto di cambiare i rapporti, la verità. La Genesi biblica ci offre un buono spunto di riflessione nella ben nota vicenda tra Eva e il serpente.

Chi meglio del serpente poteva incarnare le parole ambigue, che confondono come fumogeni? Flessuoso, respingente e attraente al tempo stesso, il serpente dice la verità a Eva, ma ci mette tutte le intenzioni più cattive.

Dio ha detto a Adamo ed Eva di non mangiare la mela, o ne morranno. Il rettile replica: “Non morirete affatto!5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

E dice la verità. I due mangiano del frutto ed ottengono la conoscenza: si scoprono nudi, umiliati ed iniziano un sostanziale scaricabarile di responsabilità, tra se stessi e il serpente. Parole come fumogeni, per confondere la verità.

Sinone e il cavallo di Troia

Le parole creano convinzioni, interpretazioni della realtà. Quando vengono utilizzate per convincere qualcuno che un fatto vada interpretato in maniera erronea, le parole producono effetti sconvolgenti.

Ce lo racconta la vicenda del cavallo di Troia, che mai sarebbe entrato nella città di Priamo senza le cattive parole di Sinone. Questo greco bugiardo convinse i troiani che il cavallo fosse un dono degli dei, e che egli stesso era in rotta con Ulisse.

Nel mito, chi dice la verità, e cioè Lacoonte e la giovane Cassandra, subiscono la sorte degli sconfitti. La bugia sembra premiare, ma premia solo i vincitori. Di Troia, dopo le parole di Sinone, ricordato da Dante nel suo Inferno, non resterà nulla.

Il gatto, la volpe, il lupo

Le parole rovinano le favole. E dovremmo saperlo già da bambini. Il gatto e la volpe ingannano Pinocchio con bugie e false promesse; il lupo usa la retorica, di fatto, per mangiare Cappuccetto Rosso. Poteva mangiarla lì, nel bosco: era pur sempre un lupo contro una bambina. Ma la favola è piena di parole, parole. Che sembrano innocue e non lo sono.

Come non sono innocue le parole delle streghe delle fiabe, che fanno malefici e fanno addormentare la Bella nel Bosco per cento anni, cadere Biancaneve nel sonno profondo, credere ad Hansel e Gretel di aver trovato un riparo sicuro.

Parole da scegliere

Ma le parole possono essere usate per il bene. Possono far cadere i muri, anche quello di Berlino. Possono aprire dialoghi e nuove capacità di ascoltarsi, capirsi e collaborare.

La scelta di usare le parole come torce per fare luce, e non come fumogeni per fare confusione, possiamo farla tutti i giorni.

Parole per fare chiarezza, comunicare e ascoltarci. Parole per esprimere opinioni diverse e per trovare quello che unisce fra mille differenze.

 



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